NY Fashion week men's.

NY Fashion week men'som Ford, neo presidente del Cfda (la Camera della Moda statunitense), si trova già alle prese con nodi da sciogliere e critiche alla vigilia di una New York Fashion Week Men's sottotono, Parigi tiene alta la testa: sono ben sei, dal 18 al 23 giugno, le giornate dedicate al ready-to-wear maschile in Francia.


Mentre negli Usa Tom Ford, neo presidente del Cfda (la Camera della Moda statunitense), si trova già alle prese con nodi da sciogliere e critiche alla vigilia di una New York Fashion Week Men's sottotono, Parigi tiene alta la testa: sono ben sei, dal 18 al 23 giugno, le giornate dedicate al ready-to-wear maschile in Francia.

Quella nella Ville Lumière resta l'unica fashion week di giugno a essere ancora degna di questo nome, visto che anche a Milano il calendario ufficiale è sì dal 14 al 17 del mese, ma in realtà si riduce a tre giorni con soli due eventi ufficiali il 14, ossia Milano Moda Graduate e Lucio Vanotti.

Nonostante la defezione di Givenchy, il cui menswear sfila a Firenze, e Yves Saint Laurent a Los Angeles il 6 giugno, sono una sessantina i défilé alla ribalta nella capitale francese.

Si parte il 18 giugno con, tra gli altri, Fumito Ganryu e Ami Alexandre Mattiussi, per proseguire il 19 con Etudes, Off-White, Facetasm, JW Anderson, Y/Project, Acne Studios, Walter van Beirendonck,Valentino, OamcUndercover e Raf Simons.

Il 20 è la volta di Louis Vuitton, Yohji Yamamoto, Rick Owens e Dries van Noten, solo per citare quattro nomi. Il 21 il testimone passa a Junya Watanabe Man, Ann DemeulemeesterJuun.JBerluti, Maison Mihara YasuhiroJil Sander, Comme des Garçons Homme PlusDior HommeGmbh e Balmain Homme.

Passando al 22 giugno, vanno in scena SacaiLoewe, Thom Browne,Henrik Vibskov, White MountaineeringHermès e altri.

Tra le griffe in pedana il 23 giugno, da segnalare Lanvin con la prima prova nell'uomo di Bruno Sialelli, Kenzo, Paul Smith e, per chiudere in bellezza, Celine.

Quello di Parigi è l'ultimo degli appuntamenti di giugno in ordine di tempo, preceduto da Milano, Londra - a sua volta una tre giorni, dall'8 al 10 - e dalla New York Fashion Week Men's dal 3 al 5. Al di là delle passerelle intese in senso stretto, va ricordato poi Pitti Uomo, dall'11 al 14 giugno a Firenze, che unisce al momento espositivo numerosi eventi collaterali.

È soprattutto New York a tenere banco ultimamente: la strada Tom Ford, la cui nomina a presidente del Cfda al posto di Diane von Furstenberg non è ancora stata ufficializzata, è tutta in salita.

L'imminente rassegna maschile newyorkese risulta debole: meno di 20 i brand sotto i riflettori, poche precollezioni che invece avrebbero dovuto rafforzare la rassegna e i Cfda Awards, che incoronano ufficialmente Ford il 3 giugno, come unico appuntamento mondano di rilievo.

Fra i transfughi della kermesse ci sono Bode Palomo Spain, che guarda caso migrano a Parigi, e lo stesso fa Sies Marjan, pur avendo il quartier generale nella Grande Mela. 

Intanto la linea adottata dal nuovo numero uno del Cfda per settembre divide le opinioni. Il sito wwd.com pubblica un lungo sfogo di Gary Wassner, advisory member del Cfda, che si dice molto preoccupato sulla prospettiva di una riduzione a cinque giorni (dal 6 all'11 settembre) della settimana newyorkese della moda donna, che Tom Ford vorrebbe focalizzare sui marchi più rilevanti.

«La mia società - ricorda Wassner - finanzia oltre 400 label, grandi ed emergenti, con business non enormi alle spalle ma conosciute a livello internazionale, o viceversa che non hanno una brand awareness globale alta ma generano fatturati consistenti. Sono in molti a domandarsi che impatto avrà su di loro questa svolta e alcuni la vivono come una mancanza di rispetto».

L'imprenditore - ceo della fashion factoring company Hilldun Corp. e presidente di Interluxe Holdings, con investimenti in brand come A.L.C.Mackage - giudica antistorica, in un momento in cui si celebrano la diversità e l'inclusione, una fashion week «che ricorda una torre d'avorio».

Condannando senza appello una presa di posizione che definisce «elitista e restrittiva», Wassner promuove una ricetta alternativa, lanciata dal figlio Cole: «Suddividere gli show in modo che i primi due giorni siano tutti per gli emergenti (tra cui TelfarPyer Moss, Chromat ed Eckhaus Latta), i successivi tre per le label già note, come Rodarte Phillip Lim) e gli ultimi due per le griffe iconiche, quali Ralph Lauren,Michael Kors, Tom Ford e Marc Jacobs».

Vedremo cosa ribatterà il neo chairman del Cfda che di sicuro, in un modo o nell'altro, deve rimboccarsi le maniche per ridare alla New York Fashion Week lo smalto che ha perso: lo scorso febbraio le stesse giornaliste americane, da Vanessa Friedman a Cathy Horyn, hanno abbandonato ogni riserva, per dire senza mezzi termini che così non va e che ci vogliono idee nuove (nella foto, l'uomo di Celine a Parigi).
 

a.b.

https://www.fashionmagazine.it/trend/certezze-in-francia-dubbi-negli-usa-parigi-val-bene-sei-giorni-di-show-intanto-la-nuova-nyfw-fa-discutere-102567

Previous newsSoybean Protein Fiber.
Next newsGrafene a prova di fiamma.